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Presidenziali USA  

                                                Le Presidenziali Americane viste dall'Italia

Barack Obama all'attacco del "Broken System"

Barack Obama e la raccolta di fondi per la campagna elettorale

di Emanuela  Medoro

Roma - 26 Giu. - I più recenti interventi firmati da Barack Obama, candidato del Partito Democratico alle prossime  elezioni presidenziali USA, o da David Plouffe, direttore della sua campagna elettorale, presentano ripetutamente l’espressione broken system, riferito all’attuale sistema politico americano ed alla politica di Washington. Vari sono i significati per l’aggettivo broken: rotto, danneggiato, rovinato, ferito, indebolito da malattie. Dalla lettura dell’intero testo, dedicato all’organizzazione della campagna elettorale, l’equivalente italiano di quella frase è “sistema politico rovinato”. Ad esempio e sostegno di questa definizione del sistema politico sono citati John McCain, candidato del Partito Repubblicano, ed il presidente uscente G.W. Bush. Apprendiamo da queste note che John McCain, il Republican National Committee ed i loro alleati organizzati in 527 gruppi, raccolgono e spendono contributi illimitati, usano questo sistema rovinato per raccogliere la maggior quantità di danaro possibile. Ed hanno effettivamente raccolto e speso cifre stellari.

In risposta a tutto questo, Barack Obama ed il suo gruppo di sostenitori e consiglieri, hanno preso una decisione nuova, senza precedenti: rinunciare al danaro pubblico, ovvero a quello proveniente dalle tasche dei contribuenti per la campagna elettorale, e rivolgersi, invece, soltanto a sostenitori e simpatizzanti. Questa decisione aggiunge una caratteristica particolare a quello che finora è stato soltanto un movimento di base a sostegno della candidatura di Obama e lo fa diventare un movimento per l’indipendenza da un sistema politico logoro e corrotto. Lo slogan in inglese dice: “Independence from a broken system”, seguito da un invito ai sostenitori: sostieni la prima elezione presidenziale veramente fondata sulla gente. Per ora fissano un certo obiettivo per la raccolta di fondi entro la storica data del 4 luglio, giorno che ricorda e celebra la dichiarazione d’indipendenza americana dalla corona inglese.

I sostenitori e simpatizzanti ricevono una promessa solenne: “As a president I will work to fit this broken system” (Come presidente lavorerò per mettere a posto, riparare, questo sistema rovinato). Mancano in questi testi indicazioni o elenchi di provvedimenti specifici per raggiungere lo scopo. Dunque, finora siamo solo al fortissimo impatto emotivo delle parole, dell’oratoria che promette un rinnovamento ed un cambiamento possibile, Change, yes, we can, particolarmente forte in zone poco popolate, come North Dakota, Montana ed Alaska, luoghi dimenticati da sempre, che solo ora acquistano cruciale importanza, a causa della presenza di questo movimento di base a favore di Barack Obama.

Si ha l’impressione che il fenomeno Obama per ora sia un bell’esempio di politica spettacolo, tutta fondata sull’incantesimo di parole che promettono cambiamenti radicali del sistema a gente da sempre estranea ad ogni partecipazione politica e che per la prima volta sta vivendo questa esperienza. Politica spettacolo fondata anche sull’aspetto dei protagonisti, da stelle di Hollywood. Ambedue, lui e sua moglie Michelle, esibiscono linea invidiabile, da top model, testa alta e sorriso accattivante, stile impeccabile, disinvolto, linee sobrie nel vestire, colori tenui, sfumature e non contrasti. Donatella Versace, in una recente intervista, ha dichiarato che le piacerebbe tanto vestire Barack Obama.

Novembre è ancora lontano. Vincerà la politica delle emozioni, delle belle parole, degli slogan, della promessa di cambiamenti radicali, del coinvolgimento nella politica di gente finora ad essa estranea? O invece vincerà la politica più tradizionale, quella dei provvedimenti elencati con cura, materia per materia, che promettono sicurezza, prosperità e cambiamenti nel rispetto della tradizione? Solo qualche mese di pazienza per la risposta.

 

Presidenziali USA
                            La politica estera USA infiamma la campagna elettorale

Scontro a distanza fra MacCain e Obama

La politica estera di John McCain, secondo Rick Davis, dirigente della sua campagna elettorale

di Emanuela Medoro

Washington, 22 mag. - Dalla scrivania di Rick Davis, dirigente della campana elettorale di John McCain, candidato del partito repubblicano alle prossime presidenziali americane, arriva un lettera circolare con data 20 maggio 2008 avente per oggetto la parola reckless, ovvero sconsiderato, irresponsabile. Leggendo la prima riga della lettera apprendiamo che l’irresponsabile in questione è Barack Obama, considerato tale per le sue dichiarazioni in politica estera.

Infatti il senatore Obama ha manifestato il proposito di  incontrare direttamente il presidente dell’Iran, Ahmadinejad, per discutere il programma nucleare. Rick Davis scrive che la gonfia retorica non convincerà l’Iran a rinunciare al suo programma nucleare, e che è semplicemente sconsiderato per il presidente degli USA accettare un incontro diretto con il leader dell’Iran, il più grande stato  al mondo sostenitore del terrorismo, perché questo renderebbe legittimo un regime che vuole l’estinzione dello stato d’Israele e che è responsabile della morte di tanti americani.

E, sempre secondo Rick Davis,  il senatore Obama vorrebbe anche incontrare, senza condizioni, i capi di regimi oppressivi come quello  di Cuba, dove il regime dei Castro, prima  Fidel ed oggi  il fratello  Raul, pone forti limiti alle libertà di espressione, associazione, assemblea, movimento e parola. Inoltre questo regime manifesta continuamente odio contro gli USA, e tuttavia il senatore Obama  vorrebbe tenere incontri senza condizioni. Sarebbe bello un mondo senza nemici, ma non è quello in cui viviamo, e fino a che Obama non accetta questo punto, è lecito mettere in dubbio le sue capacità di giudizio e la sua determinazione a mantenere la sicurezza in USA.

Lo stesso dubbio emerge per le sue posizioni sulla guerra in Iraq. Se fosse eletto, infatti, il senatore Obama ritirerebbe subito le truppe dall’Iraq, senza tener presente la situazione di quello stato ed il parere dei capi dell’esercito. Francamente, aggiunge R. Davis, è una posizione irresponsabile che di nuovo mette in discussione le  capacità di Obama ad essere il comandante in capo degli USA. La ritirata prematura dall’Iraq farebbe sopravvivere AlQaeda, provocherebbe tensioni e genocidi e destabilizzazione nell’intera regione. Inoltre l’Iran considererebbe il ritiro come una sconfitta americana e  pertanto crescerebbe troppo la sua influenza in Medio Oriente. Tuttocciò trascinerebbe gli USA in una guerra più ampia e difficile, con gravi e pericolose conseguenze  per il futuro.

John McCain crede che l’America abbia sì bisogno di cambiamenti, ma tali che non favoriscano Hamas, che non siano una resa in Iraq, e che non siano incontri senza condizioni con il presidente dell’Iran.

Tutto questo  da parte di John McCain e Rick Davis,  in attesa di risposta da parte del candidato certo del partito democratico per  le prossime elezioni presidenziali USA.

 

 

 

 

New York

Il suo volto affiancato alle pubblicità di Marc Jacobs, Dkny, Vera Wang e Christian Dior

Top model precipita dal nono piano. E' giallo a New York

Ruslana Korshunova è caduta dalla finestra del suo appartamento. In casa, nessun segno di collutazione ma la polizia non esclude piste diverse dal suicidio. L'amica: ''Non vedo una sola ragione per cui avrebbe dovuto farlo''

New York, 29 giu. (Adnkronos/Ign) - Mondo della moda sotto shock a New york per l'apparente suicidio della bellissima top model kazakha Ruslana Korshunova (nella foto). La giovane donna, prossima al 21esimo compleanno, è precipitata dalla finestra del suo appartamento, al nono piano di un palazzo di Water Street, ma nessuno riesce a credere che volesse togliersi la vita.

La polizia ha ispezionato l'appartamento dove la modella viveva da due mesi, ma non ha trovato alcun segno di collutazione. I suoi amici però non riescono a credere all'ipotesi del suicidio. ''Abbiamo parlato al telefono la notte scorsa. Amava tanto la vita. Era un angelo'' ha raccontato al New York Post la sua migliora amica Kira Titeneva, precisando anche che Ruslana non faceva assolutamente uso di droghe. ''Non vedo una sola ragione per cui avrebbe dovuto farlo'' ha commentato un altro amico della top model.

Ruslana - soprannominata 'Raperonzolo russa' per la sua fluente chioma castana che faceva risaltare gli occhi verdi e le conferiva un'aria da principessa - era stata scoperta nel 2003, grazie ad un servizio fotografico di Alma Ata in Kazakhstan. Poi è apparsa sulla copertina di Elle e nelle campagne pubblicitarie per Marc Jacobs, Dkny, Vera Wang e Christian Dior.

 

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