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Lo Bello: “PIL Sicilia 2009 -5%, la crisi è strutturale rimuovere l’intermediazione politica e fare riforme vere”
Catania – Un’azienda siciliana della provincia di Ragusa, che ha da poco avviato una produzione di pannelli fotovoltaici, utilizzerà un’applicazione della STMicroelectronics di Catania per sviluppare e produrre un inverter “made in Sicily” a supporto di impianti fotovoltaici per utenze domestiche.
E’ il primo risultato della presentazione, avvenuta oggi presso la sede della ST nella zona industriale di Catania, al Direttivo e alla Giunta di Confindustria Sicilia di 20 delle 200 applicazioni tecnologiche che la società ha deciso di mettere a disposizione dello sviluppo del territorio siciliano.
Carmelo Papa, executive vice president della STMicroelectronics e vicepresidente di Confindustria Sicilia, ha spiegato che “l’obiettivo è mettere queste soluzioni, frutto della ricerca ST, a disposizione dei giovani ingegneri e imprenditori dell’Isola che abbiano voglia e capacità di industrializzarle e produrle. Con queste tecnologie si potrà sostenere la crescita di un’agricoltura avanzata, di una produzione industriale avanzata, del turismo e del commercio, creando nuova occupazione”.
Le applicazioni vanno da soluzioni per il risparmio energetico senza componenti inquinanti a piattaforme inerziali che traducono il movimento fisico in movimento virtuale; dai controlli di motori e di condizionatori ai controlli per l’automotive; dal silicio che sostituisce il quarzo nel movimento degli orologi al controllo economico per motoscooter elettrici con autoricarica; dagli inverter per auto ibride ai motori per robotica con un solo cavo d’alimentazione e un solo filo per il controllo.
Tutte le soluzioni applicative proposte da ST saranno nei prossimi giorni disponibili sul sito www.confindustriasicilia.it al fine di darne ampia diffusione, con l’auspicio che il sistema delle piccole e medie imprese siciliane colga l’occasione per industrializzarle.
Secondo Domenico Bonaccorsi di Reburdone, presidente di Confindustria Catania, “questa iniziativa è un segnale di speranza, esprime una tendenza positiva che si espanderà in tutto il territorio”.
Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, spiegando che “la presenza degli industriali siciliani oggi alla ST di Catania vuole valorizzare una presenza e un’esperienza che dimostra da 50 anni come sia possibile fare impresa in Sicilia”, ha tracciato un’analisi della situazione economica dell’Isola: “Le imprese sono preoccupate – ha detto Lo Bello – la stima per il 2009 è di una perdita di Pil di 4,5-5 punti, che potrebbe peggiorare. Anche in Italia si è registrato un -5%, ma nel Paese la crisi è congiunturale, dipende dal calo della produzione in settori industriali a forte esportazione che risentono della crisi internazionale e della concorrenza. In Sicilia – ha spiegato il presidente di Confindustria Sicilia – dove la componente dell’export non è molto rilevante, la crisi è invece strutturale, dipende meno da fattori congiunturali e prevalentemente da problemi di sistema. Lo diciamo da tempo, ma siamo stati inascoltati”.
I dati parlano chiaro: i consumi delle famiglie nel 2009 sono scesi del 2,9%, gli investimenti hanno avuto un calo del 14%, la produzione è crollata del 29% con una forte perdita di occupazione in tutti i settori. Lo Bello ha posto l’indice su un indicatore emblematico: “Oggi il reddito pro-capite dei siciliani è più basso rispetto a quello del 1974: allora era il 65% del reddito pro-capite nazionale, oggi è il 60%”.
Secondo il presidente degli industriali siciliani, “ad una crisi strutturale vanno date risposte strategiche e non contingenti, serve una strategia di sviluppo”. Rivolto al governo regionale che “ha compiuto positivi progressi, ad esempio, nel campo della riforma sanitaria”, Lo Bello ha detto: “Gli sforzi di riforma non siano solo annunciati, ma tradotti in realtà”, purché, ha aggiunto, “l’economia sia liberata dall’intermediazione dei poteri pubblici e criminali che carica le imprese di costi visibili e invisibili, che dà alla politica un ruolo improprio che finisce col comprimere la crescita delle attività economiche”.
Confindustria Sicilia ritiene che “le riforme varate a pezzi e non all’interno di una visione globale si scontrano con questa cultura dura a morire e ne vanificano i risultati. Bisogna – ha sottolineato Ivan Lo Bello – ‘disboscare’ i meccanismi autorizzativi, a partire dai Comuni fino alla Regione, che bloccano ingenti investimenti. L’impresa entro sette giorni dalla presentazione del progetto deve potere sapere cosa può o non può fare”.
Lo Bello ha anche suggerito un metodo: “Se il governo regionale ha una reale volontà di fare le riforme, può rimuovere le intermediazioni senza ricorrere a leggi. Il 90% dei problemi può essere risolto attraverso nuove e più trasparenti procedure amministrative”. Il resto, ha ammesso il presidente di Confindustria Sicilia, “dobbiamo farlo noi imprenditori: se qualcuno offre l’intermediazione è perché c’è qualcuno che la chiede”.
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