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Il teatro della vita

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Pina Bausch

 

Il Teatro ispirato alla tedesca Pina Bausch, tra le più note e importanti coreografe mondiali, in un lavoro in allestimento del regista Giuseppe Sollazzo con la partecipazioni di venticinque attori in una formula del tutto originale e nuova che trasmette particolari emozioni 

 

Può capitare di tutto percorrendo le strade del centro storico di Napoli, le strade strette che si intersecano come in un magico gioco tra palazzi ultracentenari e antiche Chiese, autentiche testimonianze di gioielli dell’arte che incontri ogni cento passi e che lasciano incantato chiunque si avventuri in questo fantastico mondo intriso di storia.

Percorrendo la via degli strumenti musicali, via San Sebastiano, la strada vicino allo storico Conservatorio Musicale di San Pietro a Maiella, tra i suoni di accordi di chitarre, prove di strumenti a fiato e a percussione, mi è capitato non molto tempo fa, di essere particolarmente attratto da un antichissimo edificio scolastico, una enorme struttura alquanto fatiscente ma dal grande fascino architettonico dal cui cortile proveniva una voce che impartiva comandi a tratti urlati ed a momenti più dolci.
La curiosità mi spinse ad entrare silenziosamente nel grande cortile circondato da belle facciate di un’architettura secolare a tratti vilipesa ma pur sempre severa ed imponente.
Mi trovai al cospetto di una trentina di persone che, in verità, non avevo capito costituissero una compagnia teatrale fin quando non riconobbi nell’uomo che li dirigeva, il regista Giuseppe Sollazzo, artista di grande esperienza teatrale noto non solo in Italia ma anche all’estero.
Rimasi fermo, come impietrito perché non riuscivo a capire di cosa si trattasse se di danza, se di mimi, se di teatro, ma che teatro?
Ne contai venticinque di attori di tutte le età, dall’adolescente di circa dodici anni ad una bella signora settantenne dai capelli grigi e dalle delicate movenze da ballerina classica.
Non una parola, ma personaggi, a tratti a passo veloce a tratti felpato, che guardavano nel vuoto, si incrociavano ed intersecavano con una sintonia cronometrica, tra luci discrete proiettate su una vecchia facciata dalla quale da una porta in cima ad una scala, uscivano ed entravano uomini e donne in un gioco magico di espressioni che comunicavano stati d’animo trasmettendo vere e proprie emozioni.
Approfittai di una pausa delle prove per salutare Giuseppe Sollazzo che finalmente mi chiarì che non ero capitato per errore in un vecchio manicomio ma era un lavoro da lui scritto. "Una sera ascoltando un vecchio tango mi sono addormentato e ho sognato Pina Bausch", mi disse e in onore della coreografa tedesca scrisse quest spettacolo, ispirandosi ad un cult della produzione bauschiana, Kontakthof, messo in scena dalla Bausch tre volte con tre compagnie diverse, anche con danzatori filodrammatici ultrasettantenni e, poco prima di morire nel 2009, con una compagnia di adolescenti.
Uno spettacolo sulle relazioni tra gli uomini e i temi di sempre: amore, tenerezza, aggressività affrontati con garbo ed ironia.
E Giuseppe Sollazzo stregato dall’originalità e dall’unicità del Teatro della Bausch, incomprensibile per chi cerca risposte e non domande, storie e non emozioni, porta con coraggio avanti questo tipo di teatro che non somiglia a nessun altro se non a se stesso, portando in scena il teatro della vita.
Le prove riprendono, saluto il regista e gli attori riprendono i loro posti trasformando e facendo parlare i loro volti, fissando il vuoto e udendo solo i loro frenetici passi, lascio l’antico cortile dello storico palazzo dell’Istituto Casanova ritornando tra suoni di chitarra e violino, sassofoni e percussioni che aleggiano nella via della musica e della tradizione classica dell’antico e celebre Conservatorio.
Il teatro della vita, fuori come dentro il cortile dell’antico Casanova.

FaLang traduction system by Faboba

Data

Giovedi, 23 Febbraio 2012
6:38:16am

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